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Un pò di storia...

La bellezza del territorio, la rigogliosa vegetazione, le limpide acque del fiume Aniene, nome leggendario che si fa risalire al re etrusco Anio.

Il tutto incorniciato in una valle incantevole, questo era forse il paesaggio che si apriva agli occhi dei nostri avi tanti e tanti secoli fa.

Agli inizi abitarono queste terre il popolo degli Equi, successivamente arrivarono i Romani che dopo aver sconfitto e sottomesso questo popolo con una serie di battaglie nell'anno 304 a.C., fondarono delle colonie, la Tribus Anienis, 299 a.C.

Tutto questo è documentato dal ritrovamento nel 1843 di un monumento l'Efebo Sublacense, visibile ancora oggi all'ingresso di Subiaco, in località S. Angelo. Questo territorio faceva gola ai Romani non solo per la natura selvaggia ed ostile ma anche per l'abbondanza di acqua di cui la valle era ricca. E infatti quando il nome sublaqueum non era ancora una realtà, costruirono ben quattro acquedotti, l'Anio Vetus, l'Aqua Marcia, l'Aqua Clodia, l'Anio Novus. Il luogo, come detto, doveva essere bellissimo ed incantevole tanto da invogliare addirittura l'imperatore Nerone (54-68 d.C.) a farsi costruire tra i monti Taleo e Francolano una maestosa ed imponente villa che si estendeva su una superficie di circa due chilometri e che si dice fosse più vasta e sontuosa di quella dell'imperatore Adriano presso Tivoli. Di essa, resa preziosa dai materiali pregiati utilizzati come il marmo, ed arredata con lusso, ancora oggi si possono ammirare i resti. La villa neroniana sorgeva infatti su tre laghetti artificiali ricavati dallo sbarramento del fiume Aniene mediante la costruzione di tre grosse dighe, chiamate dallo storico romano Cornelio Tacito, Simbruina stagna (Annales XIV, 22: "nam quia discumbentis Neronis apud Simbruina stagna [in villa], cui Sublaqueum nomen est"), che permettevano di realizzare sicuri effetti scenografici. Ancora oggi si possono ammirare le imponenti spalle delle dighe ai lati del fiume sotto l'attuale ponte di San Mauro. La Villa, costruita con schema "a festone", lo stesso schema che si ritrova nella Domus Aurea a Roma e nella Villa Adriana a Tivoli, fu un'opera originalissima per quel tempo: tutta la costruzione infatti si fondeva armoniosamente con il territorio circostante anche grazie a soluzioni architettoniche inedite. Ancora oggi, in località "Pianiglio" è possibile vedere i resti della villa di Nerone e del suo vasto parco da cui si gode di un bellissimo panorama della città di Subiaco. La residenza estiva dell'imperatore fu terminata nel 60 d.C. circa. Qui Nerone si rifugiava per le sue battute di caccia, pesca e per i bagni tonificanti nelle acque limpide ma gelide dell'Aniene. La villa, abbandonata da Nerone, venne ripresa e modificata dall'imperatore Traiano a cavallo tra il I e il II sec. d.C. Sublaqueum, ossia "sotto il lago", questo il nome che derivò ai luoghi situati appunto sotto i laghi dell'imperatore e questo fu il nome latino che diede origine all'attuale città di Subiaco.

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